In
attesa che la Roma si rimetta in "Sella" in quel del Santiago
Bernabeu di Madrid, sulla panchina giallorossa da domenica prossima
contro l'Inter dovrebbe sedersi Luigi Del Neri, l'uomo che ha creato
il miracolo Chievo per poi tentare senza fortuna l'avventura
lusitana al Porto campione d'Europa.
Il tecnico
friulano sarebbe il terzo allenatore in quattro mesi ingaggiato
dalla Roma e la sua firma , con ogni probabilità, comporterebbe la
rinuncia definitiva ad un progetto futuro prossimo con Prandelli,
dato che Del Neri ha già dichiarato di non voler venire a Roma per
fare il traghettatore alla Voeller. Al di là del contratto annuale o
biennale che verrà siglato tra le due parti, è comunque interessante
conoscere in modo più approfondito la filosofia tattica che
contraddistingue il Mister di Aquileia sul campo di gioco.
Fautore
del modulo 4-4-2 ( senza esserne un integralista come molti
pensano), le squadre di Del Neri si sono sempre contraddistinte per
la particolare interpretazione dello stesso. Dinamismo portato
all'eccesso, una particolare predilezione per il gioco sulle fasce e
meccanismi ripetuti all'infinito durante gli allenamenti: è questo
il credo di Gigi Del Neri, il quale non ha mai nascosto di essersi
spesso ispirato al primo Manchester Utd. di Alex Ferguson. E poi
pressing alto, tagli, diagonali e ripartenze: tutti termini che qui
a Roma vengono in mente solo ripensando al 4-3-3 di Zeman. Dei tre
reparti, la difesa risulta essere abbastanza bloccata, con i due
terzini che provano a sovrapporsi solo quando capiscono di correre
pochi rischi, mentre a centrocampo ci sono in genere due ali che
arano le fasce per novanta minuti e due centrali, di cui uno agisce
da incontrista e l'altro rappresenta invece il cervello della
squadra.
Proprio
dal regista viene innescato spesso l'attaccante centrale che per gli
schemi di Del Neri deve essere una torre capace di facilitare con le
sue sponde l'inserimento dei centrocampisti o della seconda punta.
Tradotto: il Corini del Chievo lanciava per Corradi che a sua volta
spizzava per Eriberto (Luciano) e Manfredini o per il Perrotta di
turno. Proprio da Perrotta Del Neri potrebbe ripartire qui a Roma,
il che però porterebbe in alcune occasioni ad esclusioni eccellenti.
Penso ad uno tra De Rossi e Dacourt, che tutto possono fare meno che
giocare sugli esterni.
Peraltro
proprio gli esterni sono molto pochi nell'organico della Roma di
quest'anno e se a destra ci si può accontentare con Amantino Mancini
(che deve però ritrovarsi), a sinistra nè D'Agostino nè tanto meno
Del Vecchio o Candela sembrano avere le caratteristiche
tecnico-atletiche richieste per quel ruolo da Del Neri. A meno che
il tecnico friulano non riesca a stupirci rimotivando calciatori che
ormai sembrano avviati al canto del cigno di una carriera che li ha
visti prima attori principali e poi, negli ultimi due o tre anni,
semplici comprimari.
Siccome è
però difficile credere ad un ripetersi dei miracoli, è molto più
probabile che in modo lento ma progressivo vengano utilizzati col
tempo alcuni giovani quali Cerci o Aquilani. Oppure, udite udite,
gli stessi Cassano e Totti. Eh sì, perché nella squadra giallorossa
l'unico attaccante-torre è l'egiziano Mido, il quale potrebbe avere
quindi molte più occasioni per mettersi in mostra. E' logico però a
questo punto chiedersi se Del Neri avrà il coraggio di rinunciare a
due tra Montella , Totti e Cassano. Essendo questa soluzione
altamente improbabile, l'idea che il capitano giallorosso o il
talento di Bari possano spostarsi nella zona esterna sinistra di
centrocampo non è del tutto peregrina. Fin qui il Del
Neri-allenatore, sul quale i tifosi romanisti possono riporre una
discreta fiducia.
Semmai
qualche remora nasce dal legame del tecnico con la Gea World, i cui
appartenenti notoriamente non amano il presidente Sensi e la società
che dirige." Vorrei essere giudicato solo sul campo" il ritornello
di Del Neri in queste ore...e noi vogliamo credergli.
Buona
fortuna, Mister.
Pino
Marà
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