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Caso e la necessità di avere un colpevole

 Pagherà lui e pagherà per tutti. Se Camolese, diversamente da Papadopulo, si accorderà con la società, Mimmo Caso potrà dire addio alla Lazio ed alla sua prima panchina di Serie A. È davvero assurdo come le dirigenze calcistiche scelgano quasi sempre la rapida e dolorosa via del “cacciare” il tecnico, credendo che questo sia il modo più appropriato per risolvere i problemi. E Lotito che cosa farà? Farà come i tanti presidenti che nel passato hanno, metaforicamente, ghigliottinato il mister di turno, magari soltanto per ribadire la loro posizione di numero uno del club?

Può darsi che ciò capiti anche a questa Lazio, ma sarebbe come dimenticarsi dei tanti demeriti e colpe dei giocatori. Basti guardare la partita di Udine. Un’espulsione e un rigore in dieci minuti spezzerebbero le gambe a chiunque. Tuttavia, una squadra che in ottanta minuti mantiene il suo elettrocardiogramma costantemente piatto non può essere una squadra di calcio. Forse non c’è affiatamento e voglia di aiutarsi tra i giocatori, forse c’è qualcuno che rema contro. L’impressione è, più semplicemente, che la Lazio abbia dei calciatori che, per la loro qualità e per il contesto in cui hanno vissuto e stanno vivendo questo campionato, non possono dare di più.

Del resto, torniamo con la mente ad inizio campionato. Almeno otto squadre avevano un organico più forte della Lazio. Le big Milan, Juventus, Inter e Roma, tanto per iniziare. Per proseguire con le outsider Udinese e Sampdoria, competitive già dall’anno precedente, e finire con Fiorentina e Palermo, ben rafforzatesi durante il mercato estivo. Aggiungiamo che la Lazio ha iniziato in maniera confusa la stagione, con nove acquisti in un giorno, un tecnico promosso in prima squadra all’ultimo momento, preparazione atletica pari a zero. E aggiungiamo invece che squadre come Bologna, Chievo, Lecce e Cagliari si avvalevano di un organico in larga parte ben collaudato.

Detto questo, non è poi così sorprendente l’attuale posizione in classifica della Lazio. Gli unici sorpresi sono i tifosi, abituati a campionati di ben altro spessore, ora restii ad un inevitabile e consistente ridimensionamento di sogni ed ambizioni. E l’errore più grave è stato illudersi che Di Canio potesse salvare la patria. Già, una pura e semplice illusione, purtroppo per la Lazio.

 Marco Amabili

    


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