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  LA ROMA AFFONDA SOTTO I COLPI DI FLO


Sembra un tunnel senza uscita quello imboccato dalla Roma negli ultimi dieci giorni. Un tunnel buio pesto che ora, dopo l’ennesima figuraccia contro il Siena in Coppa Italia, mette davvero paura. Ad illuminarlo ieri non è bastato neanche il raggio di luce fatto balenare da Totti al 12° della ripresa con il momentaneo goal del pareggio. Prima e dopo quel lampo del capitano giallorosso, i riflettori del deserto stadio Olimpico (5.625 paganti!) sono rimasti accesi solo per la squadra di Simoni, con Flo inattesa star della serata. Il redivivo spilungone norvegese, autore di una doppietta, ha sfruttato al meglio le consuete disattenzioni difensive della formazione di Delneri e, probabilmente, non finirà mai di ringraziare chi gli ha dato la possibilità di resuscitare senza neanche sforzarsi più di tanto. Ma i problemi della Roma, purtroppo, non si limitano al reparto arretrato. Tutta la squadra è ormai inguardabile, ferma sulle gambe, priva di idee e, quel che è più grave, senza un minimo di carattere.

Ovvio che l’attuale disastro non può avere un solo responsabile. Eppure, negli ultimi tempi, sta salendo vertiginosamente la percentuale di chi accolla quasi tutte le colpe a Mister Delneri. E se è vero che il tecnico friulano ce la sta mettendo tutta per dar ragione ai suoi denigratori, altrettanto vero è che coloro che scendono in campo sono sempre e comunque i calciatori. Il maggior equivoco da anni presente nell’ambiente romanista è quello di considerare un campione chi deve dimostrare ancora di esserlo. Col rischio di “bruciare” quelli che un giorno dei campioni potrebbero diventarlo davvero. Lampante ed attualissimo è l’esempio del diciottenne portiere Curci, ieri al suo sfortunato esordio con la casacca giallorossa. Ma il discorso può valere anche per Corvia, proiettato con largo anticipo a futuro centravanti della Nazionale (l’ho sentito con le mie orecchie) per esser diventato capocannoniere del campionato “primavera”. Mi chiedo poi cosa abbia dimostrato finora D’Agostino per essere giudicato uno dei migliori giovani in circolazione, perché Mido debba essere accostato per bravura ad Ibrahimovich o, infine, quante reti dovremo subire ancora per capire che Pelizzoli è un portiere mediocre. La verità è che la Roma è una grande squadra solo sulla carta e che quest’anno c’è stato un forte ridimensionamento della rosa. Non si possono sostituire Emerson e Samuel con Perrotta e Ferrari, affermando in modo semplicistico di aver acquistato due giocatori che fanno parte del giro azzurro. Con l’Italia hanno giocato, o giocano tuttora, i vari Zoratto, Bettarini, Le Grottaglie, Materazzi, e potrei fare altre decine di nomi che hanno poco in comune con l’arte pallonara. Se aggiungiamo che Sartor, Del Vecchio e Candela sono ormai degli ex-calciatori, che Mexes è ancora un oggetto misterioso, che Mancini deve confermare il suo valore, rimangono un campione affermato (Totti), due giovani talenti che per motivi diversi debbono ancora crescere (Cassano e De Rossi) ed un goleador ritrovato ma già oltre i trent’anni (Montella). Troppo poco per coltivare sogni di gloria. Certo è che però la Roma non può essere quart’ultima in classifica o perdere in casa contro le riserve del Siena, neanche considerando i suoi attuali limiti tecnico-tattici. E qui subentrano l’inesistente preparazione estiva (grazie Capello!), il pessimo rendimento di alcuni tra quelli che dovevano essere dei punti fermi della squadra e i tanti infortuni (Chivu e Dacourt su tutti).

Capitolo a parte, infine, per Delneri. Il tecnico di Aquileia è senza dubbio confuso e ha la grave pecca di non aver dato ancora un gioco decente alla compagine giallorossa. Forse è arrivato da Verona il fratello gemello, forse anche lui è stato sopravvalutato (ma sfido chiunque a dire che il suo Chievo non giocasse bene), forse difetta in comunicazione e non riesce ad ambientarsi in una grande città. Resta comunque il fatto che questa Roma giocava male e perdeva anche con Voeller e con lo stesso Prandelli in pre-campionato. Credo, inoltre, che in Italia si dia troppa importanza al ruolo dell’allenatore: il Napoli ha vinto lo scudetto grazie a Bigon o a Maradona, Careca e Giordano?


 Pino Marà
    


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