L’ARTE
DELLA FUGA
Era stata definita la partita dell’anno, una strenna natalizia per
gli appassionati di calcio. La Juventus capolista contro il Milan
campione d’Italia in carica, Nedved contro Shevchenko in un ideale
passaggio di testimone dell’ambitissimo pallone d’oro, il
formidabile attacco rossonero contro l’imperforabile difesa
bianconera. Ne è uscito uno scialbo 0 a 0, con la squadra di Capello
incapace di costruire una mezza occasione da gol e quella di
Ancelotti che avrebbe sicuramente meritato la vittoria ai punti.
Lo spettacolo vero va in onda però a fine gara, quando i
protagonisti si presentano davanti a microfoni e taccuini. In un
clima da “volemose bene” a tutti i costi, inizia un’esilarante
pantomima. Moggi che bacia Ancelotti, Moggi che elogia Seedorf,
Moggi che dispensa auguri ai giornalisti in studio. Folgorato sulla
via di Pietrelcina, il Lucianone nazionale sembra essersi veramente
convertito all’amore eterno e fonti attendibili lo danno addirittura
in odor di santità. Lui, del resto, parte avvantaggiato perché non
ha bisogno di fare proselitismo e di devoti, non richiesti, ne ha
già molti tra gli addetti ai lavori. Che infatti sorridono
compiaciuti alle scontate e banali battute proferite dal
neo-benefattore del calcio italiano. Ad alzare i toni ci pensa
allora Maurizio Pistocchi quando fa notare che ci sarebbero due
netti rigori a favore del Milan non fischiati dal pessimo Bertini.
Inizia il Capello-show.
Ricordate il tecnico di Pieris fustigatore degli arbitri nel
quinquennio romanista? Dissolto, sparito nel nulla. Secondo lui “la
direzione di gara è stata perfetta”. E quando l’evidenza delle
immagini lo mette alle strette, arriva il vero “coup de théatre”:
saluta adirato ed esce di scena. Insomma, scappa. E pensare che una
volta era stimato per la sua capacità comunicativa. Ora, invece, ha
imparato l’arte della fuga. E questa volta non ha avuto neanche il
fardello di caricare nottetempo i bagagli sulla sua automobile.
Pino
Marà
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