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    Alla Lazio serve Liverani e non Di Canio 

Le prime avvisaglie erano arrivate contro Milan e Atalanta. Il crollo è arrivato contro il Chievo. Non è una debacle definitiva, sia chiaro, ma la sensazione è che la Lazio di inizio stagione sia stata un fuoco di paglia. Domenica si è vista più di ogni altra volta tutta l’incapacità dei biancocelesti nella gestione della palla e nella costruzione del gioco.

La squadra ha grinta, voglia di fare, ma paga inevitabilmente il suo tardivo assemblaggio dovuto alle note vicende societarie. Non è un caso che i biancocelesti abbiano fin qui avuto un ottimo rendimento fuori casa, quando il gioco lo fanno gli altri e si possono concentrare prevalentemente sulla fase di rimessa, decisamente più semplice da mettere in atto. All’Olimpico, invece, le cose vanno diversamente. Si è vista una Lazio sterile contro la Reggina, fragile contro il Milan, inefficace contro il Chievo. Addirittura nelle ultime due occasioni non è stata in grado di approfittare di favorevoli situazioni di superiorità numerica (dovute alle espulsioni di Ambrosini e Tiribocchi). E la ragione principale di queste pessime prestazioni è stata l’incapacità di produrre gioco, di far girare la palla, di attaccare l’avversario quando è schierato nella sua metà campo. Tutte conseguenze del poco tempo avuto a disposizione da Caso per lavorare con la rosa al completo.

Domenica l’uomo che avrebbe dovuto illuminare il gioco era Di Canio. Non fosse altro per il fatto che alle sue spalle agivano due ottimi lavoratori come Giannichedda ed Emanuele Filippini, con compiti di copertura e non certo di impostazione. L’ex West Ham è stato chiamato a far gioco, ma ha fallito. Tanti palloni toccati, molti persi e pochi altri gestiti con buona classe, ma scarsa incisività. Ed è quest’ultima che serve alla Lazio di Caso. La fantasia di Di Canio non si discute, ma deve integrarsi negli schemi della squadra e non rimanere fine a se stessa.

Non si tratta di bocciare Di Canio, ma di sfruttare le sue doti in maniera differente, magari avvalendosi della sua freschezza e dei suoi lampi di genio nell’ultima mezz’ora. In mezzo al campo, c’è bisogno di un elemento che sappia dettare i tempi del gioco e che sappia farlo con efficacia. E la Lazio ha in rosa un solo uomo in grado di fare ciò: Fabio Liverani. Caso sarà preso chiamato ad affidargli le chiavi del centrocampo, se vorrà che la squadra riesca a manovrare bene contro le difese schierate (vedi partite con Reggina e Chievo) e sappia gestire meglio il risultato (vedi Milan).

Già giovedì in Coppa Uefa, contro il temibile Villareal (per informazioni chiedere alla Roma), avremo una nuova prova d’appello per la Lazio d’Olimpico. Finora in Europa le cose sono andate meglio in termini di risultati, ma gli avversari sono stati di bassa levatura. Contro gli spagnoli la musica cambierà. E Caso cambierà qualcosa nel suo scacchiere?

 Marco Amabili  


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