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Italia-Bielorussia 4-3: punti sì, gioco no

 Vittoria 4-3 con la Bielorussia e di nuovo a parlare dell’Italia che non piace granché, ma tutto sommato fa i punti. Sia pure, ma è un ritornello risentito troppe volte. Forse la giustificazione può essere che Lippi è in sella da poco e ha bisogno di tempo per dare una fisionomia alla squadra. Può darsi, ma a marzo, alla ripresa delle qualificazioni mondiali contro la Scozia, non ci saranno più scuse né attenuanti.

A Parma, la Nazionale è piaciuta abbastanza nel primo tempo, poco nella ripresa. Ha giocato bene, ma ha subito messo in mostra il difetto tipico della grande: adagiarsi quando il vantaggio sembra rassicurante. E poi capita che arrivi tale Romaschenko, faccia due gol della domenica e ti tenga col fiato sospeso fino all’ultimo. C’è stato un calo fisico, che ha provocato un evidente scollamento tra i reparti (soprattutto tra centrocampo e attacco). Il solo Zambrotta ha messo in mostra una condizione atletica invidiabile. Gli altri, chi più e chi meno, hanno finito col soffrire la stanchezza. Al di là di questo, Lippi sta faticando ad imporre il suo gioco alla squadra e la scelta di giocare con un’unica punta non ha certo aiutato. Procediamo per reparti.

In difesa l’accortezza non è mancata. Nel primo tempo non ci sono state sbavature ed i centrali si sono mossi beni. Nella ripresa le cose sono andate peggio, complice un centrocampo che ha smesso di filtrare a dovere. Non è un caso che Lippi abbia optato per gli ingressi in campo di Perrotta e poi di Blasi. I gol vanno addebitati più al calo della linea mediana, che non a Nesta e Materazzi.

A proposito di centrocampo, è piaciuto per 3/4. Bene, fin quando ha retto, la coppia centrale De Rossi-Gattuso, che ha saputo combinare al meglio qualità e quantità. Benissimo Zambrotta, che si è rivelato ancora una volta l’unico esterno italiano in grado di saltare l’uomo e di sfornare cross millimetrici. Ieri è stato il migliore in campo e l’augurio è che Lippi non lo riporti in difesa. Male, invece, il blucerchiato Diana, che paga un momento no sia in Nazionale che con il club. Il punto è che se nella Samp la fiducia non manca e il posto da titolare neanche, con l’Italia l’impressione è che Diana si stia lasciando scappare troppe chance. Fin qui non ha convinto e, probabilmente, gli resta un’altra occasione o massimo un paio per restare nel giro di Lippi.

Capitolo conclusivo: l’attacco. La storia più bella è quella di Gilardino, che finalmente torna al gol e può zittire tutti quei giornalisti affamati di casi clinici da sparare in prima pagina. Lui, Alberto, non è un caso clinico: il suo senso del gol non si era ammalato, stava solo aspettando il momento giusto per ritornare. Ed è tornato. Altro elemento fiabesco: ha segnato nel suo stadio, il Tardini. Bene così.

Una menzione a parte per Francesco Totti, la cui prestazione è emblematica della Nazionale lippiana. Anche per lui una storia interessante, con la realizzazione dal dischetto dopo la brutta figura rimediata davanti a Sicignano una manciata di giorni fa. Chi non ha pensato alla possibilità di un cucchiaio quando ha posto la palla ad undici metri dalla porta bielorussa? Fortunatamente, questa volta la ragione ha prevalso sulla fantasia e, ogni tanto, non è male che sia così. Stupenda anche la punizione che ci ha tenuto con la testa avanti quando la Bielorussia stava giocando il suo miglior calcio. Tuttavia, la sensazione è che anche stavolta siano stati due calci piazzati a tenerci a galla ed a consegnarci i tre punti. Il gioco latita, i punti arrivano: ci possiamo accontentare?

 Marco Amabili

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