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Il paradosso: Di Canio-grinta salva Caso (per ora)

 Paolo Di Canio era indubbiamente l’uomo meno indicato a salvare la panchina di Domenico Caso, il tecnico che fino a sabato sera gli aveva fatto giocare quasi esclusivamente spezzoni di gara. Ed il primo tempo visto all’Olimpico stava dando ragione all’allenatore biancoceleste. Quarantacinque minuti in cui Di Canio ha fatto poco (e forse anche meno). Ma il significato di Di Canio in campo contro il Lecce era e resta un altro. La sua grinta, il suo attaccamento alla maglia, la sua leadership: erano questi gli ingredienti che facevano al caso della Lazio per scuotersi dal torpore delle ultime settimane. Nella ripresa, sono serviti, eccome. Lo si è visto negli occhi di fuoco di Di Canio dopo il gol di Rocchi, nella convinzione con cui ha collocato la palla sul dischetto, nel rotolarsi sull’erba dell’Olimpico per festeggiare il gol.

Mimmo Caso ringrazia Di Canio e non solo. La squadra ha dimostrato una insospettabile capacità di rialzare la testa, in una situazione di doppio svantaggio che anche soltanto la settimana scorsa avrebbe visto i biancocelesti soccombere e non reagire. Segno che qualcosa è cambiato, a livello di mentalità e di spogliatoio. Al di là del pareggio, è questa l’eredità più preziosa che il match con i salentini lascia in dote all’intero ambiente laziale.

La panchina di Caso, comunque, si è solo raffreddata un po’. I nomi di Bergodi, Camolese, Papadopulo e Zoff continuano a scaldarla. La sensazione è che la questione-Caso è semplicemente rimandata a domenica prossima, quando sarà l’Udinese ad ospitare la Lazio. Una sfida ad altissimo coefficiente di rischio. A Caso si chiede di essere altrettanto coraggioso nelle scelte come lo è stato con il Lecce, si veda lo spezzone di secondo tempo con quattro attaccanti in campo.

Un’ultima considerazione la merita il presidente Claudio Lotito. Finalmente ha capito che era il caso di distendere l’atmosfera pesante che si stava creando intorno alla sua società. E lo ha fatto sia nel rapporto con i tifosi, aprendo Formello sabato pomeriggio, sia in quello con i giornalisti, chiudendo il silenzio stampa in stile “parlo solo io”. L’augurio è che sia un vero passo indietro da parte di un imprenditore che è arrivato alla Lazio lavorando con umiltà, ma che poi questa umiltà l’aveva a poco a poco smarrita lungo il cammino. 

 Marco Amabili

     


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