Bisogna
saper vincere
Negli occhi di Di Canio ho
visto rancore, acredine, astio. È questa la differenza fondamentale
con l’esultanza di Totti quando ha mostrato la maglietta del “Vi ho
purgato ancora”. Il capitano giallorosso ha sorriso con gioia, il
nuovo simbolo biancoceleste ha schiumato rabbia. Posso comprendere i
sedici anni di forzato esilio dalla squadra del suo cuore, posso
giustificare la repressione dovuta ad un lustro di mancate vittorie
nei derby. Non posso però non notare il contrasto tra goliardia e
livore. La prima è sinonimo di ironia, il secondo di odio ed
invidia.
Sentimenti negativi che non passano inosservati e che
inevitabilmente vanno incontro a critiche da parte di chi li
subisce. I tifosi giallorossi hanno ammesso che la loro squadra ha
perso meritatamente. Lasciategli almeno il diritto di giudicare i
discutibili atteggiamenti in campo e fuori di un loro avversario.
Per i propri sostenitori Di Canio può essere un idolo, un eroe, un
trascinatore. Non trasformiamolo però in un santo, come peraltro
neanche lui vuol apparire. E accettiamo che altri possano invece
definirlo un provocatore.
Lo stesso Di Canio, per giustificare un comportamento eccessivo, si
è poi lamentato di essere stato offeso e denigrato. Vorrei sapere da
parte di chi. Se si riferiva a Francesco Totti, ci dica qual è
l’ingiuria proferita nei suoi confronti dal numero dieci della Roma,
il quale ha semplicemente affermato di non conoscerlo. Eppure chi sa
tutto del Medio Oriente dovrebbe anche percepire le sfumature della
lingua italiana. Gli hanno detto che, calcisticamente parlando, è
ormai vecchio? Questo mi sembra un dato oggettivo, come ama dire
lui.
La verità è che Di Canio è stato molto bravo a caricare i suoi
compagni nell’unico modo in cui era possibile farlo. I gemelli
Filippini sono stati i suoi primi epigoni sul terreno di gioco,
picchiando dall’inizio alla fine della gara. Si goda la vittoria, ma
si prenda anche le sue responsabilità. Perché non è esattamente da
“brave heart”, quale ostenta di essere, il voler passare ora da
martire. Parafrasando Shel Shapiro, “bisogna saper vincere”… anche
quando non si è abituati a farlo.
Pino Marà
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